La Chiesa Parrocchiale
Altare Maggiore
L'altare maggiore, ricco di marmi policromi, mostra al centro del palliotto una specchiera di lapislazzuli, ed è opera di Paolo Ogna di Rezzato che l'eseguì nel 1767 (F, 101 - C, 131). La mensa, in seguito alle nuove disposizioni liturgiche del Concilio Vaticano II, è stata distaccata e portata più avanti sul Presbiterio, per celebrare rivolti al popolo. Sulla parete di fondo domina il grande quadro ad olio dipinto dall'artista cremonese Antonio Campi (+ 1591), che vi raffigurò l'arcangelo S. Michele nell'atto di cacciare Satana nelle fiamme dell'inferno puntandogli contro la sua invincibile lancia. Sul carti glio in alto la frase biblica: "Quis ut Deus?". Nella sua opera "Il Giardino della pittura", stesa nella seconda metà del 600, Francesco Paglia, alla voce "Golione" ha scritto: Nella Chiesa Principale di quella Terra ritrovasi all'Altar maggiore una Tavola di S. Michele Arcangelo, che discaccia Lucifero, opera bellissima del Cremonese Antonio Campi». E aggiunge: «Nella medesima Chiesa vedesi pure un S. Girolamo, in atto di gran divozione, con un S. Rocco, ed un Angeletto che lo ri sana, sopra quali appare la Madonna col Bambino tra le nubi, opera bella di Pietro Marone». Questa è stata recentemente scoperta sotto l'intonaco, strappata e restaurata. Vi sono pure «alcune altre opere a fresco del Barbello, con dodici Apostoli e compartimenti pure a fresco istoriati di bella maniera». Di questi non sappiamo nulla.
Altari Laterali
Sugli altari laterali sono rimasti quattro, ma alcuni hanno mutato il titolare. Partendo da destra, vediamo il primo altare laterale oggi de dicato alla Pietà o Deposizione, con pala di ignoto autore che raffi gura il Cristo morto deposto da Giuseppe di Arimatea su di un letto mentre l'attorniano la Vergine, San Giovanni e la Maddalena. Segue l'altare della Madonna del Rosario sul quale è collocata la statua in legno che si dice opera del secolo XVI. Tutt'attorno vi gira no delle nicchiette con i 15 misteri del Rosario. L'altare è tutto di marmo, intarsiato a vari colori, mentre in bronzo artisticamente lavo rato sono i candellieri con le cosiddette cartegloria: dono di Emiliano Mosconi in riconoscenza devota alla Vergine, cui aveva fatto voto per il felice ritorno dei nipoti sani e salvi dalla guerra 1915-1918. Lo dico no le parole incise in calce alla tabella centrale: «Votum pro nepotibus / Dum bellum ardebat missum / Aemilianus Mosconi / Deiparae / Grato animo reddit / MCMXV - MCMXVIII». In luogo dei Ss. Rocco e Nicola, sul terzo Altare, troviamo una pregevole tela di S. Giuseppe raffigurato ai piedi della Madonna col Bambino, mentre più in basso si vedono le figure dei Santi Cappuc cini Giuseppe da Leonessa e Fedele da Sigmaringa. Ne è autore San te Cattaneo di Salò. Donatore è il Cappuccino P. Emiliano Mosconi, che salvò il quadro durante la soppressione religiosa. L'altare è in marmo e, al centro intarsiato nel paliotto, si vede un S. Rocco che ricorda appunto il vecchio titolo. Dietro la pala amovi bile, vi è il deposito delle Reliquie dei Santi che vengono scoperte e venerate il giorno di Ognissanti in novembre. Al vertice, un serto di festoni con la scritta: «Apud Dominum est Merces Eorum». Ne diamo l'elenco: Urna piccola: S. Bonifacio (ceneri e denti); Urna piccola: S. Vene-rio e S. Martino; Urna media: S. Illuminato, S. Magno, S. Benedet to, S. Reparato, S. Felice, S. Clemente; Urna media: S. Celestino, S. Laureato, S. Onorato, S. Clemente, S. Teodoro, S. Agapito. Le reli quie di queste due urne medie, le inviò da Roma il Cappuccino P. Michelangelo da Suisio. Urna grande: S. Bonifacio martire (corpo); Braccio: S. Vittore; Braccio: S. Onorato; Urna rotonda: S. France sco (tonaca in teca); Urna rotonda: S. Carlo (in teca - manca l'auten tica), S. Biagio (in teca). Altri quattro busti, che si esponevano nelle maggiori solennità sull'altar maggiore, contengono le reliquie dei Santi: Probo martire, Teodoro martire, Prospero (sull'autentica: Probo), Clemente (sull'autentica: Severo e Claro). In una nicchia del Coro sono riposte le piccole teche con le Reli quie di questi Santi: Fermo, Rustico e Proculo, Agnese, Stefano, Cristoforo, Francesco d'As sisi, Lucia, Apollonia, Dorotea, Stanislao, Kostka, Rocco, Vincenzo Martire, Antonio da Padova, Luigi Gonzaga, Filippo Neri, S. Giuseppe (ex pallio), Maria Santissima (ex domo). Ricordiamo infine che la Reliquia della S. Croce fu donata dal Ve scovo di Brescia, Mons. G. Nava, nella sua Visita Pastorale nel 1816. Anche il quarto altare ha cambiato titolare e, in luogo di S. Giro lamo, la tela raffigura la glorificazione della S. Croce, con il papa S. Silvestro, Santa Elena, e una devota. Secondo P. Murachelli il dipin to è di Pietro Scalvini (+ 1792), mentre il Passamani l'attribuisce ad Antonio Dusi di Bione (+ 1776), precisando inoltre che il Santo non è Silvestro, ma Zaccaria Vescovo.
Organo, Copertura e altro...
Nelle due nicchie nella parete frontale del presbiterio si vedono le sta tue di S. Rocco e S. Nicola da Tolentino, mentre in quelle opposte all' interno della facciata le statue di S. Caterina da Siena e S. Domenico. Le due grandi tele, recentemente restaurate dall'Enaip di Bottici no, esposte in fondo alla chiesa, raffigurano l'una l'Immacolata con S. Lucia e S. Apollonia del pittore Sante Cattaneo (+ 1819), e l'altra forse di Bernardino Podavini (1763) presenta i SS. Fermo e Rusti co (Registro S. Croce, pp. 6,46). Le quattordici Stazioni della Via Crucis dipinte su tela sono un buon lavoro di Sante Cattaneo. Circa le ore quattro pomeridiane del 1865 un fulmine colpi la stan za sopra la Sacrestia, incendiando i paramenti e divampando poi con tale violenza da minacciare la stessa chiesa. La popolazione, chiama ta dal suono della campana "a martello", accorse impressionata e riuscì a domare l'incendio. Il soffitto della chiesa, un tempo "a tavelloni", è stato "voltato" e dipinto nel 1916 da Giuseppe Trainini, che ha usato sapientemente i colori della sua tavolozza svolgendo e distribuendo sobriamente va ri simboli biblici. Nel 1981 l'intero edificio della chiesa è stato restaurato e rinnova to, all'esterno mettendone in rilievo le vecchie linee architettoniche, all'interno rifacendo la pavimentazione in marmo a colori. Da notare che l'area sottostante si è presentata totalmente coperta di tombe singole, tra loro ben divise e coperte di mattoni, a volte in più strati sovrapposti, e quasi al centro vi era una gran fossa comune. Si tratta dunque di una chiesa cimiteriale, che si può supporre molto antica non avendovi trovato che poche ossa e nessun altro re perto. Tale rinnovamento è stato ricordato da un'epigrafe che si legge all'entrata principale sulla sinistra e che dice:
La Comunità di S. Michele con generosità di offerte
ha restaurato ed abbellito questo tempio del Signore
a grata memoria del defunto
DON ARTURO MOLADORI
qui parroco per 19 anni.
Il Vescovo di Brescia
Mons. Luigi Morstabilini
ha inaugurato II - IX -1981
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1 anno 16 settimane fa